Com’è fatto un buon logo per le Olimpiadi

Si sono appena concluse le Olimpiadi di Tokyo e mentre seguiamo le imprese sportive chi si occupa di graphic design non può fare a meno di notare, e magari esaminare con curiosità, segni grafici, loghi, insomma tutta la brand identity costruita intorno ai giochi.

Cominciamo da un paio di premesse, che ti saranno utili anche per capire le motivazioni che hanno guidato le mie scelte nel compilare questa classifica.

Anzitutto dobbiamo dire che il logo è una componente importante, ma non l’unica, nella comunicazione visiva che ruota intorno agli eventi olimpici. Dovremmo infatti tenere in considerazione l’intera brand identity che è stata costruita per ciascuna edizione.

In questa analisi, però, ci limitiamo ai loghi per un motivo molto semplice:‌ dal momento che i primi giochi moderni si sono tenuti alla fine dell’Ottocento per molti decenni non c’è stata una vera cultura della brand identity.

Ricordati però che, almeno per gli ultimi 50 o 60 anni di storia, un logo va sempre valutato non tanto nel suo aspetto più semplice di segno grafico ma in relazione all’immagine complessiva dell’evento e ai molteplici utilizzi che di quel logo vengono fatti.

In più, tutte le volte che ci troviamo a stilare una classifica, è corretto avere dei parametri ben precisi in base a cui si fanno le valutazioni. Ti spiego meglio, quindi, quali sono i parametri che mi hanno guidato nel fare le mie scelte.

I giochi olimpici sono non soltanto un grande evento, ma anche un fenomeno e un’eredità culturale in cui convergono valori universali.

Pensa che, nell’antica Grecia, erano considerati momenti sacri;‌ in occasione delle Olimpiadi venivano addirittura fermate le guerre.

Lealtà, fratellanza, accoglienza, amore per lo sport e volontà di superare i propri limiti, sono tutti concetti che fanno parte dell’essenza di questo evento e che devono essere comunicati da un logo perché possiamo definirlo efficace.